FR:. Dennis V. Chornenky
Presidente dell’Associazione per il Ristabilimento della Massoneria Tradizionale
LA MASSONERIA E LE TRADIZIONI DEGLI INDIANI D’AMERICA

Ci sono molte leggende, molti
miti sulle tradizioni degli Indiani di America e sulle loro somiglianze con la
Massoneria. Tuttavia, poiché le tribù non usavano la scrittura per documentare
in modo preciso il significato dei loro riti, e tenuto conto che la maggior
parte delle interpretazioni proviene da persone scarsamente informate, ne è
conseguita una pletora di congetture a dir poco fantasiose a proposito della
“Massoneria degli Indiani”. Alla luce degli studi contemporanei,
e del buon senso, è ovviamente assurdo
affermare che i Pellerossa abbiano praticato la Massoneria prima dell’arrivo dei
coloni europei. Tuttavia, se esaminati seriamente, emergono molti e notevoli
paralleli fra i riti ed i simboli iniziatici occidentali e quelli dei
Pellerossa. Esaminandoli in dettaglio, il presente lavoro tratterà dapprima
alcuni argomenti accademici e storici che sono correlati; quindi si discuterà
dei riti e delle tradizioni spirituali che sono conosciute e, prima di
concludere, si proporrà un paragone tra un affascinante congegno astronomico, in
uso ai Pellerossa, e certi simboli massonici.
Ad oggi è stato fatto poco lavoro, con solide basi accademiche, sui riti dei
Pellerossa – e sulle loro pratiche esoteriche – in relazione con quelli
dell’Occidente. Ciò si spiega con la circostanza che le tradizioni iniziatiche
degli Indiani di America sono fondamentalmente ‘essenziali’, cioè si rivolgono
di più allo spirito, all’essenza, che non a quanto può essere scritto, misurato
o analizzato. Questo fatto è di per sé sufficiente a scoraggiare molti studiosi
moderni, che raramente si avventurano oltre quella terribile frontiera della
tradizione orale e dell’esperienza del vissuto.
Si dovrebbe comprendere che tradizione è trasmissione. È il passaggio “da bocca
a orecchio” di un bagaglio di conoscenze. È questo che ne ha mantenuto il
carattere originario e l’aspetto trascendente. La tradizione, così intesa, è la
trasmissione di un’influenza spirituale inerente ad un rito particolare. Anche
se un profano ne acquisisse la conoscenza libresca, non per questo potrebbe
dirsi un iniziato, perché non sarebbe stato minimamente scalfito dall’influenza
spirituale del rito.
Conseguentemente, una tradizione iniziatica non può essere compresa dal mondo
profano perché non lascia tracce accessibili alle ricerche degli storici, il cui
metodo d’indagine si basa su documenti scritti che invece sono praticamente
inesistenti in ogni autentica tradizione iniziatica. Da qui il problema delle
origini della Massoneria e delle pratiche rituali dei Pellerossa.
La mancanza di documentazione scritta, assolutamente naturale in ambito
iniziatico o tradizionale, sfortunatamente conduce spesso a risultati
fuorvianti. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, ad esempio, il
Bureau di Etnologia dello Smithsonian Institution – un’autorità nel campo
della cultura indigena – ha pubblicato nel suo primo rapporto annuale[1]
uno studio sui funerali indiani citando un articolo del Dr. J. Mason Spainhour,
della Carolina del Nord.[2]
L’Istituto lo descriveva come un uomo “di indubbia integrità, ed i fatti da lui
raccontati non potevano certamente essere messi in discussione”. L’articolo del
dott. Spainhour si basava su una scoperta fatta all’interno di un tumulo
funerario che egli stesso aveva scavato nella contea di Burke, Carolina del
Nord. Affermava di avere trovato tre cadaveri, in posizione eretta: uno a sud,
rivolto verso il nord; un altro ad ovest rivolto verso est ed il terzo, infine,
ad est rivolto verso ovest. Lo studio si concludeva così:
I fatti narrati convinceranno sicuramente tutti i massoni che gli Indiani praticavano almeno alcuni dei misteri del nostro Ordine, e che quella descritta era la tomba dei più importanti dignitari di loggia. La tomba era situata esattamente sull’asse est-ovest; c’era un altare al centro; erano occupati l’est, il sud e l’ovest, ma non il nord; vicino ad ogni corpo c’erano manufatti che denotavano l’autorità del defunto. La differenza nella qualità delle perline ornamentali, nella fattura dei tomahawks, nonché nella distanza dei corpi dalla superficie sono senza dubbio significativi indizi che queste persone sono state seppellite ad opera di massoni, i quali ben sapevano quello che stavano facendo. I massoni acculturati vorranno svelare questi misteri e condividere le loro conoscenze?
La conoscenza massonica dei Pellerossa si spiega pure con fantasiose teorie, assai variegate, che vanno dalle perdute tribù d’Israele alle visite dei Fenici ed anche, ma in tempi più recenti, alle immigrazioni dal Galles. Nel 1956, per esempio, nella rivista California Freemason era riportato il seguente passo, tratto da Oregon Freemason:
C’è adesso una nuova prospettiva circa l’ipotesi che gli Indiani Americani possano essere i precursori della Massoneria che conosciamo oggi. Per accettarla, è però necessario mettere da parte l’idea che Colombo abbia scoperto l’America, come pure quella secondo cui Leif Ericson scoprì il Minnesota prima di ogni altro. Si dice infatti che alcuni antichi bardi gallesi avessero testimonianza di un certo principe Madoc che scomparve in mare, presumibilmente nel 1172. Cinquecento anni dopo è pervenuta la notizia che due o tre tribù indiane parlavano gallese. Nel 1909 due minatori gallesi, in cerca d’oro in Arizona, si imbatterono in una tribù indiana che stava facendo una cerimonia massonica, in lingua gallese. Si suppone pertanto che il principe Madoc abbia raggiunto l’America ed insegnato ai nativi sia la lingua che la Massoneria.[3]
Per fortuna, il livello
culturale di California Freemason è molto migliorato da allora!
In un articolo apparso sulla rivista Builder, nel 1920,[4]
il Fr. Arthur C.
Parker, segretario della Commissione “Indiani” dello Stato di New York, ha
affermato l’esistenza di una “Gran Loggia di Medicina” degli Iroqui, che a quel
tempo, secondo lui, aveva diversi capitoli fra i Seneca e gli Onondaga. Parker
osserva che Samuel Cole, in un lavoro intitolato La biblioteca del massone,
pubblicato a Baltimora nel 1826, fa riferimento ad alcune celebri cerimonie
degli Iroqui ed alle loro similitudini con quelle della Massoneria. Quindi
spiega che si sente libero di scrivere su questo gruppo di nativi americani
perché “è suo dovere registrare le loro storie e tradizioni per lo Stato di New
York”. Brevemente, in questo articolo, e più in dettaglio in un altro pubblicato
successivamente nel 1924,[5]
Parker racconta un’affascinante cerimonia di iniziazione indiana, con molti
punti di contatto con la leggenda hiramica. La cerimonia, svoltasi in una loggia
il cui titolo distintivo potrebbe essere tradotto come Le Antiche Guardie
della Mistica Potenza, s’incentra sulla figura di Mano Rossa, un giovane
capo dotato di grandi poteri, amato sia dagli uomini che dagli animali.
Secondo la leggenda narrata al candidato, Mano Rossa parlava con il Grande
Mistero. Era gentile e caritatevole, offriva cibo agli animali e regali ai
bambini. Tuttavia, era invidiato da alcuni per i suoi poteri. Un giorno, mentre
si apprestava a partecipare ad una riunione di guerra, venne abbattuto da una
freccia avvelenata. Il suo assassino si precipitò su di lui, ancora agonizzante,
e gli chiese di rivelargli il segreto del suo potere. Mano Rossa si rifiutò e fu
perciò scalpato. Un lupo sentì l’odore del sangue e trovò il cadavere. Subito,
tutti i capi degli animali accorsero per vedere il loro amico. Dopo essersi
consultati come farlo rivivere, dissero: “Ognuno di noi gli darà un pezzettino
del cuore ed uno spruzzo del cervello”. Poi cercarono lo scalpo. Lo portò
l’aquila della montagna e lo rimise in sesto strofinandolo con le penne intrise
di rugiada. Glielo misero sulla testa e presto ricrebbe.
Una ad una, tutte le creature diedero un pezzettino delle parti vitali del loro
corpo. Avendone ricavato una pozione speciale, gliene fecero bere un sorso; Mano
Rossa ebbe un sussulto ed aprì gli occhi. L’aquila allora lo trasportò presso
una grande cascata e lo adagiò per terra. A questo punto della cerimonia il
cerchio degli astanti si stringe ed il fratello che impersona l’Orso tocca il
petto del candidato che rappresenta Mano Rossa. L’Orso allora afferra la mano e
il piede del candidato e lo fa sollevare. Dopo di che il candidato deve
rispondere ad una serie di domande, promettendo di rimanere fedele al gruppo e
di tenere una condotta moralmente irreprensibile.
La stessa cerimonia è stata descritta in un articolo pubblicato in
Freemasonry and the American Indians nel 1956, edita da Denslow, nella quale
era citata una versione simile a quella del Fr. Parker, pubblicata dal
Concistoro di Buffalo, NY., R.S.A.A.. Va soprattutto osservato che il racconto
ha notevoli paralleli con le leggenda hiramica e con altre storie, ad essa
contigue.
Parker afferma di avere personalmente conosciuto persone che hanno preso parte
alla cerimonia di iniziazione c. d. di Mano Rossa, ma è necessario rimarcare che
la tradizione ritualistica e iniziatica dei Pellerossa non è mai stata statica e
che, ovviamente, il fatto che un rito sia praticato in una determinata epoca non
è, di per sé, prova della sua esistenza in epoche diverse. Mentre la maggior
parte delle società segrete vanta, più o meno fondatamente, antichità di
origine, di riti e di storia, la tradizione
orale è mutevole, soprattutto quando gli anziani non hanno più esatta memoria,
oppure quando le circostanze richiedono un adattamento. Le confraternite
iniziatiche ed i loro riti sono soggetti alle stesse leggi di crescita e di
declino delle altre associazioni, anche se il messaggio essenziale di ogni
autentico rito dovrebbe rimanere sempre uguale a se stesso.
Si deve pure considerare che la cultura dei Nativi Americani è innanzi tutto
spaziale nel suo approccio al mito e al rituale,[6]
nel senso che la
collocazione geografica ed il paesaggio costituiscono un contesto davvero
fondamentale delle loro tradizioni spirituali. Dal momento che le tradizioni
religiose sono state divise in due categorie, quelle della caccia e quelle
dell’agricoltura,[7]
gli spostamenti o il depauperamento della selvaggina, i lunghi periodi di
siccità ovvero le trasformazioni del suolo possono avere provocato cambiamenti
sui loro rituali e sulla loro filosofia.
Per ciò che concerne la leggenda di Mano Rossa e del suo
scalpamento, si deve anche considerare che
tale usanza non era praticata fra gli Indiani del Nord America prima
dell’avvento degli europei, salvo pochissime eccezioni. Essa fu adottata come
strumento di rappresaglia solo dopo che inglesi e olandesi, seguendo l’esempio
dato nell’11° secolo dal conte di Wessex, iniziarono ad usarla sugli indigeni
allo scopo di incutergli terrore. Ciò induce a ritenere che la leggenda di Mano
Rossa sia successiva alla scoperta di Colombo.[8]
A seguito di una serie di circostanze, quali lo spostamento fisico dovuto alla
colonizzazione europea, l’introduzione del cristianesimo, vari tentativi di
convertire le tribù, nonché l’iniziazione alla massoneria di alcuni capi
indiani, sono apparse nuove ritualità, specie fra quelle tribù che hanno
maggiormente risentito dei cambiamenti. Il rito della danza
degli spettri,
per esempio, sorse nella seconda metà del diciannovesimo secolo, quando la
disillusione nei confronti dei bianchi raggiunse il culmine. I trattati non
erano eseguiti, i rifornimenti di cibo e di altro materiale erano molto carenti
e di pessima qualità, la corruzione regnava sovrana nell’Agenzia degli Affari
Indiani. La danza degli spettri fu inventata da un Paiute del Nevada,
detto anche “il Cristo”; credeva che fosse lo strumento per ristabilire la
condizione ideale nella quale vivevano gli indiani prima della colonizzazione
dei bianchi. Il vigore con cui questa pratica si è diffusa presso certe tribù
delle pianure è stata la causa dei violenti scontri fra i Sioux e l’esercito,
culminati poi nella tragedia di Wounded Knee.
Molti riti iniziatici nelle tradizioni dei Nativi Americani sono praticati nelle
società segrete, o nelle confraternite danzanti. Sono segrete, beninteso, nello
stesso modo in cui lo è la Massoneria, non cercano cioè di nascondere la loro
esistenza, ma rivelano i loro insegnamenti soltanto agli iniziati. Oggi v’è
documentazione su parecchie di queste società, anche se probabilmente esse erano
molte di più. Alcune avevano, e tuttora hanno diversi livelli di iniziazione, o
gradi che dir si voglia. Si dice che l’appartenenza conferisca agli iniziati
grandi poteri, in alcuni casi, addirittura, quello di sconfiggere la morte
incombente su qualcun altro.
Fra le tribù delle Grandi Pianure c’erano parecchie confraternite, comprese
quelle di guerra, nelle quali la progressione nei gradi dipendeva dall’età, dal
coraggio dimostrato e da altri requisiti. Gli Omaha ed i Pawnee avevano diverse
confraternite organizzate per gli scopi più disparati, dal disvelamento dei
misteri del cosmo alla drammatizzazione di miti, all’amministrazione della
società profana, alla promozione di una condotta moralmente corretta, financo
all’apprendimento di come suscitare l’allegria. La grande confraternita per la
medicina dei Chippewa e delle tribù vicine, note come Midewiwin, aveva
quattro gradi, ai quali corrispondevano altrettante logge, e l’iniziazione ai
gradi superiori dipendeva sia dall’essere opportunamente qualificati, sia
dall’avere contribuito con ingenti donazioni alle feste rituali. Si dice che gli
iniziati sviluppavano certe sensibilità di natura spirituale nonché il potere di
curare le malattie, imparando a conoscere le proprietà medicinali delle piante.
L’iniziazione alle varie confraternite di solito richiedeva, e tuttora richiede,
la partecipazione a cerimonie segrete, nelle quali il candidato interpreta il
ruolo di un personaggio mitico, oppure storico; risponde a domande; fa certe
dichiarazioni ed esegue alcuni atti, prettamente simbolici. In alcuni riti si
ripete una cosmogonia, oppure la fondazione di una società iniziatica come mezzo
per dimostrare ed affermare l’equilibrio cosmico, insegnando agli iniziati a
vivere in armonia con la Natura e con i loro simili. In questo senso, si può
affermare che scopo centrale di molti riti era anche il rafforzamento del
sentimento di fratellanza.
In alcune confraternite l’affiliazione era basata sul genere di visione che
l’affiliato aveva vissuto. La ricerca della visione era comunemente praticata
dai giovani pellerossa, che vivevano l’accaduto come un rito di passaggio. Il
rispetto per il sacro e la calda accoglienza riservata ad ogni sua
manifestazione erano considerati una necessità affinché i riti avessero valore e
significato. A proposito dei riti e della ricerca della visione, Coda Gialla,
degli Absaroke, tribù guerriera del nord, ha scritto quanto segue:
Quando una persona tenta di avere una visione, deve avere certe disposizioni d’animo ed intenzioni nelle sue preghiere, che devono essere sincere e quotidiane. È facile dimenticare quanto si è imparato durante questa prova; se tu non preghi ogni giorno della tua vita, non impari la lezione essenziale che ti viene dalla visione. Ogni qual volta noi parliamo dei nostri sacri riti, tu mi sentirai parlare delle disposizioni interiori, spirituali, che bisogna possedere per poter partecipare a qualsiasi rito. È possibile imparare a fare i gesti rituali senza nulla sapere circa i significati “chiave” delle sacre tradizioni; ogni ricercatore deve però sforzarsi di aprire il suo cuore al Grande Mistero quando intraprende il suo cammino interiore, perché la gestualità non conta nulla, se non si conosce il significato più profondo del rito.
In Oklahoma, Jim Tresner ha
svolto un importante studio comparativo tra il ruolo
dell’Uomo Medicina fra gli indiani e quello del Primo Diacono in
Massoneria.[9]
Tresner spiega
che l’Uomo Medicina non è un intermediario fra
il divino e gli altri, ma, piuttosto, che la sua autorità gli deriva “dalla sua
esperienza mistica, spirituale”.
La ‘medicina’ alla quale si fa riferimento è il processo di risveglio spirituale
che può essere necessario per curare le malattie, fisiche o mentali; ottenere la
saggezza, la forza o il discernimento interiore e l’adesione al divino, inteso
essenzialmente come unità cosmica. In questo modo,
l’Uomo Medicina, che ha già intrapreso il cammino interiore, funge da
guida per la sua comunità, sia per quelli che cercano la visione che per gli
altri che sono in procinto di essere iniziati ai misteri della tribù.
Nelle antiche scuole misteriche greco-romane, una simile funzione, consistente
nel guidare gli iniziati, era svolta dallo Psychopompos, il “conduttore
delle anime”. Lo Psychopompos andava incontro al candidato all’ingresso
del tempio o della caverna, dove la cerimonia si sarebbe svolta, e lo guidava
all’interno. Questo titolo ha origine nella mitologia, era un epiteto di Hermes
per designare la sua funzione di accompagnatore delle anime all’Ade. In
Massoneria questo è il ruolo del Primo Diacono.[10]
In molte tribù il pipistrello è l’emblema dell’Uomo
Medicina, perché simboleggia la rinascita. Il pipistrello vive al buio,
nella caverna, simbolo dell’utero, e dorme a testa in giù, come il bambino nella
posizione fetale immediatamente prima di nascere. In questo senso, il ruolo
dell’Uomo Medicina è visto come quello di una
guida alla rinascita dell’iniziato, al suo emergere dalle tenebre alla luce. Nel
rituale di Compagno d’Arte, il Primo Diacono conduce il candidato su per la
scala a chiocciola, mostrandogli direttamente il sentiero, seguendo il quale
saranno trascese le passioni istintuali. Una volta che il candidato ha
simbolicamente padroneggiato le sue facoltà intellettuali, rappresentate dalle
sette arti liberali, arriverà alla Camera di Mezzo, finalmente pronto a
viaggiare dall’esteriore all’interiore, dalla circonferenza al centro, cioè al
cuore.
Con riferimento al tema del centro e della circonferenza, abbiamo un sofisticato
calendario astronomico usato dagli Anasazi, antenati degli attuali indiani
Pueblo, che colpisce per la stretta somiglianza con certi simboli massonici. Il
Calendario Solare è vecchio di circa mille anni ed è stato studiato da Anna
Sofaer nel 1977. Serviva a studiare i cicli stagionali per la semina ed il
raccolto, a tenere nota del tempo trascorso, ma assolveva anche ad altre
funzioni, di natura spirituale.
Esattamente al solstizio di’inverno, i raggi del sole passano attraverso tre
lastre di pietra e racchiudono, come due parentesi, la spirale incisa sulla
pietra. Al solstizio d’estate, una striscia di luce passa, come una bisettrice,
per il centro della spirale. Gli equinozi di primavera e d’autunno sono marcati
da un raggio di luce che tange la parte più piccola della spirale, alla destra
di quella più larga.
Oltre alle varie fasi solari, il calendario segna anche le estreme posizioni
della luna ai “nodi lunari”,[11]
il che denota una
sofisticata conoscenza di tutto il ciclo lunare.
Il numero dei solchi della spirale (contando orizzontalmente da sinistra a
destra) può registrare la lunghezza del ciclo lunare. Ciò può verificarsi in due
modi: (1) come il ciclo procede dalla sigizia minore a quella maggiore in un
periodo di circa 9-10 anni, così l’estrema posizione dell’ombra lunare si sposta
sopra i dieci solchi sul lato sinistro della spirale; (2) la lunghezza
dell’intero ciclo – 18,6 anni – può essere registrata dal conteggio di 19 solchi
che attraversano la spirale. Il numero può anche registrare il ciclo metonico di
19 anni. Inoltre il passaggio dell’ombra apicale attraverso il solco di estrema
destra può registrare il punto mediano dei cicli di declinazione del sole e
della luna.[12]
Nel South Carolina Monitor, Ahiman Rezon, un certo simbolo massonico è spiegato nel modo seguente:
Il simbolo è una bella ma astrusa allusione all’antica adorazione del sole. Le due linee parallele, che nei moderni rituali sono detti rappresentare San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, alludono realmente a particolari momenti del ciclo solare annuale. Sono quelli nei quali il sole si trova nei segni zodiacali del Cancro e del Capricorno, ai due solstizi, rispettivamente quello d’estate e quello d’inverno. Quando il sole è in queste posizioni, ha raggiunto l’estremo limite settentrionale o meridionale. Questi due punti sono quelli di tangenza delle due parallele rispetto alla circonferenza. Corrispondono al 21 giugno ed al 22 dicembre, e ciò giustifica il riferimento ai due santi, l’anniversario dei quali è stato posto in date vicine dalla Chiesa Cattolica.
È lecito chiedersi se le
origini del simbolo massonico in questione debbano essere effettivamente
ritrovate in una siffatta apparecchiatura astronomica, rinvenuta nel West, che
non ha lasciato alcuna traccia nella Storia.
Per concludere, le somiglianze fra la Massoneria e le tradizioni dei Nativi
Americani, nonché l’iniziazione – senza problemi – di molti capi e guerrieri
indiani nell’ordine massonico negli ultimi duecento anni sono una prova evidente
del carattere tradizionale della Massoneria. La cultura indiana è nel suo
complesso tradizionale, perché tutti i riti sono
considerati come un aspetto naturale di una vita comunitaria che si appoggia
sulla presenza divina, e non come qualcosa di separato, come invece è vista la
religione nel mondo moderno secolarizzato.
La Massoneria mostra una certa affinità con questo concetto perché è una
delle ultime istituzioni del mondo occidentale che preserva e pratica forme
tradizionali. Tutte le società tradizionali sono fondate sulla comune
spiritualità umana che tenta di riportare l’uomo al centro della sua esistenza
spirituale. Lo scopo dell’iniziazione è quella di muovere l’uomo dalla
circonferenza al centro, dall’esteriore all’interiore, perché egli possa fungere
da “motore immobile” in relazione al suo mondo. L’uomo che può realizzare ciò
non appartiene più a questo mondo, ma, al contrario, il mondo appartiene a lui.
Alce Nero, Uomo Medicina dei Sioux, ha
scritto:
Sono cieco e non vedo più le cose di questo mondo, ma quando la Luce discende dall’alto, il mio cuore si illumina ed io posso vedere, perché l’”Occhio del Cuore” vede tutto. Il cuore è un santuario al centro del quale v’è un piccolo spazio, dove dimora il Grande Spirito, e questo è l’Occhio. È l’Occhio del Grande Spirito, con il quale Egli vede tutto e noi vediamo Lui. Se il cuore non è puro, il Grande Spirito non può essere visto, e se morrai in questo stato di ignoranza, la tua anima non ritornerà immediatamente a Lui, ma vagabonderà per il mondo per essere purificata. Per conoscere il centro del cuore dove dimora il Grande Spirito devi essere buono e puro e vivere come il Grande Spirito ci ha insegnato. L’uomo puro tiene l’universo intero nella tasca del suo cuore.
Traduzione dall’inglese a cura di Giovanni Lombardo
BIBLIOGRAFIA
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[1] Primo Rapporto Annuale dell’Agenzia dell’Etnologia Americana al Segretariato dello Smithsonian Institution (Washington, DC, 1881)
[2] Yarrow, C. H., Introduction to the Study of Mortuary Customs Among the North American Indians (1880)
[3] California Freemasonry (edita dalla GL della California, 1956)
[4] The Builder, vol. VI, n° 11 (Società della Ricerca Nazionale Massonica, novembre 1920)
[5] ibidem, vol. X, n° 6 (giugno 1924)
[6] Deloria, Silko & Tinker, God is Red: A Native View of Religion (Fulcrum, 2003)
[7] Hultkrantz Åke, Native Religions of North America (Harper & Collins, 1987)
[8] Sono qui richiamate ulteriori indagini sulle origini di questa leggenda.
[9] Masonic Service Association of North America and the Most Worshipful Grand Lodge of Oklahoma, A Shared Spirit: Freemasonry and the Native American Tradition (2001) pagg. 23-26
[10] In Italia questo ruolo è invece svolto dal Fr. Esperto Terribile [n. d. T.]
[11] I Nodi Lunari (chiamati poeticamente Testa del Drago e Coda del Drago) sono i due punti in cui il percorso dell'orbita della Luna interseca l'eclittica, cioè il percorso apparente del Sole. [n. d. T.]
[12] Sofaer Anna, “Lunar Markings on Fajada Butte, Chaco Canyon, new Mexico”, in Archaeoastronomy in the New World, rivisto da Aveni, A. F. (Cambridge University, 1982)