STUDI INIZIATICI



Renato De Lucis

L’iniziato e la tentazione del sonno



 

 

Quello del sonno e dei pericoli spirituali che esso rappresenta è uno dei primi simbolismi che   è dato  incontrare nella vita, forse ancora prima dei simbolismi religiosi in senso proprio. Nelle fiabe di “Biancaneve” e della “Bella addormentata nel bosco”, diventate patrimonio comune dell’immaginario dell’umanità attraverso la rielaborazione cinematografica di  Walt Disney, le eroine cadono addormentate per l’azione di una potenza oscura, rappresentata dalla strega cattiva, e si ridestano alla vita per quella di una potenza luminosa, rappresentata dal principe. Le fiabe, come i racconti del folclore popolare, non sono creazioni spontanee di alcuni individui o di certe collettività, ma costituiscono l’estrema sopravvivenza di dati tradizionali  molto complessi ed antichi, ed in ciò, come nei significati profondi che esse celano, hanno ben poco di popolare .

Nei miti classici e preclassici, quella della resistenza al sonno è una delle più difficili prove che l’iniziato deve superare nella sua lotta per la conquista dell’immortalità, una prova che spesso va fallita. Così Ulisse, reduce dall’isola del signore dei venti  Eolo, per le conseguenze dell’essersi addormentato proprio in vista di Itaca si perde di nuovo in un vagare periglioso[1]; così nel mito assiro-babilonese di Gilgamesh l’eroe, nella sua ricerca dell’immortalità, giunge al cospetto dell’immortale Utanapishtim.  Viene allora da questi sottoposto a una prova consistente nel resistere al sonno per sei giorni e sette notti ma fallisce: “appena si siede al suolo con la testa fra le sue ginocchia il sonno scese su di lui come un velo di nebbia. / Utanapishtim parlò allora a lei, a sua moglie: “Guarda il grande uomo, che cerca la vita, il sonno è sceso su di lui come un velo di nebbia” [2].

Cristo ritrova addormentati i discepoli che aveva esortati a vegliare con lui nell’orto di  Getsemani e così li rimprovera “sicché non avete potuto vegliare un’ora con me ?” (Matteo 26-41). Al di là l'utilizzo religioso-exoterico che ne è stato fatto, è evidente la portata esoterica dell’episodio. Del resto, secondo la tradizione islamica, il cristianesimo in origine non era una religione per tutti, come è diventato poi in occidente, ma una scuola iniziatica per l’elite ebraica.

Nel ciclo arturiano il saggio Merlino, dopo essersi innamorato di Viviana ed averle avventatamente insegnato i propri segreti magici, viene da lei addormentato e rinchiuso in una grotta fatata o, secondo altre versioni del mito, in una quercia cava[3]. Nei miti della tavola  rotonda Merlino rappresenta l’Uomo Primordiale spirituale - il Purusha della tradizione indù - che ha in se la saggezza universale e il controllo sulla totalità della manifestazione cosmica, e che, in una certa fase dello sviluppo cosmologico si individualizza e “decade”,  si perde cioè nell’aspetto passivo e sostanziale o, in termini moderni, “materiale”, della manifestazione cosmica stessa, dalla quale finisce per essere sottomesso. Viviana rappresenta la sostanza che supporta la manifestazione cosmica - la prakriti della tradizione indù, che è identica alla Ule di Aristotele e alla Cora (la fanciulla) di Platone - nel suo aspetto magico-seduttivo di Maya-Prakriti[4]. Non a caso Viviana non è altri che la Dama del Lago, la potente fata la cui magica dimora ci rimanda al simbolismo delle acque. La decadenza dell’Uomo Primordiale è possibile solo nell'aspetto esteriore di manifestazione nel molteplice, come tale plurale e contingente, non nella sua realtà eterna, posta nell'unità al di fuori da ogni mutamento, e perciò sottratta a ogni decadenza. Questo dovrebbe dare spunti di  riflessione sul simbolismo Hiramico dell’Uomo Primordiale, come è presente nel grado di maestro dei rituali massonici.

Nell’esistenza cosmica, gli uomini individualizzati non sono altro che  aspetti dispersi e plurali dell’uomo primordiale decaduto e smembrato - come il Purusha della tradizione indù e Dioniso-Zagreo in quella della Grecia antica - e come tale  addormentato e rinchiuso nel carcere dell’aspetto sostanziale, o “materiale”,  della manifestazione cosmica. L’operazione iniziatica del risveglio è quella del “riunire ciò che è sparso”, di concentrare cioè in un solo punto tutte le potenze dell’essere unificandole[5].

In tutte le tradizioni iniziatiche la condizione di coscienza ordinaria dell’uomo è paragonata a quella di chi dorme e sogna e, sognando, scambia gli aspetti illusori del sogno per la realtà. Lo sforzo dell’iniziato dovrebbe essere quello di svegliarsi dal sonno della coscienza ordinaria, per poter vedere finalmente la realtà non come appare in sogno ma come essa è.

L’iniziato che si trova a vivere nel mondo contemporaneo deve affrontare, come primi ostacoli che si oppongono al suo risveglio, non fate seduttrici o temibili entità mostruose, ma qualcosa di ben più potente e temibile: l’ambiente, con le sue condizioni di vita materiale, con le sue regole sociali oppressive, con   rapporti umani strettamente vincolanti quanto falsificati, imposti da legami  famigliari desacralizzati  e da un lavoro profano  fatto ormai solo da incombenze artificiali e molto spesso caratterizzate da un assurdo meccanicismo.  L’ambiente impone i propri condizionamenti, oltre che con l’imposizione di ferree regole di sopravvivenza materiale, cui a pochi è dato di sfuggire, anche attraverso il suo potere di suggestione e di illusione, vero e proprio potere ipnotico che fa apparire accettabile, e persino fortemente desiderabile, ciò che in realtà non lo è affatto.

Riuscire a comprendere la realtà dell’ambiente per quello che effettivamente è, con le sue costrizioni talvolta minacciose ma talvolta mascherate da fantasmagoriche illusioni,  è il compito più difficile che si pone davanti all’iniziato, o, più generalmente, a chiunque avverta la necessità di percorrere una via di liberazione spirituale. Tale compito costituisce una vera e propria fatica di Ercole, che solo pochissimi riescono a compiere fino in fondo, ponendo così almeno le premesse per passare  dal sonno e dai sogni della condizione profana ordinaria a quella del reale e completo stato di veglia  della realizzazione  iniziatica.

 

 

 

 


 

[1] Omero – Odissea  –  libro X

[2] La saga di Gilgamesh – pag.224 – Rusconi - 1992

[3] cfr.  Norma Lorre Goodrich – Il mito di Merlino – pag. 203-209, Rusconi

[4] cfr. Dominique Viseux – L’iniziazione cavalleresca nella leggenda di Re Artù – pag.41 –  Mediterranee

[5] cfr. René Guénon  - L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta – pag. 156 -  Adelphi