MASSONERIA



Roberto Fivizzani

Il pavimento a scacchi




 

ua – llaili idha yag-sa

(Per la notte quando ricopre)

ua- nnahari idha tajalla

(Per il dì quando si manifesta)

ua ma khalaqa – ddhakara ual-untha

(Per Colui che ha creato il maschio e la femmina)

Cor. 92, 3

 

 

Il pavimento a scacchi (o a mosaico) cioè a quadri alternativamente bianchi e neri, come le caselle di una scacchiera, si estende, in taluni casi, a forma di quadrilungo (il lato maggiore orientato lungo l’asse Oriente – Occidente) al centro del tempio nella zona in cui viene collocato il quadro di loggia, mentre in altri copre tutto il pavimento dell’Officina, a partire dalla porta del tempio e quindi dalle colonne B. ’. e J. ’. , simbolo dei due principi (essenza / sostanza) e quindi delle coppie di complementari che dominano tutta la manifestazione, per cui ci si è chiesto spesso quale delle due sistemazioni sia preferibile, argomentando a favore della prima che essa ha un carattere di maggiore praticità, rispetto all’altra, non richiedendo di impegnare tutto il pavimento disponibile, cosa tanto più opportuna nel caso che le tornate di loggia dovessero essere effettuate, come accadeva nel passato, in trattorie, birrerie ecc. (assai curiosa è la pianta nel tempio offerta dal”Manual del Aprendiz”di Magister, in cui le colonne di cui sopra, anziché, come si solito, all’entrata del Tempio, figurano alle estremità del lato inferiore del quadrilungo centrale).

In realtà a favore della prima soluzione milita anche una ragione di carattere simbolico, in quanto il pavimento della loggia viene ad essere così suddiviso in due zone, una centrale, delimitata dai quadrati bianco – neri, che ben può rappresentare le possibilità di manifestazione quali, coi loro complementari - a partire,primi fra tutti, da soggetto ed oggetto- si manifestano nel nostro grado di esistenza; e l’altra, la restante parte del pavimento, rappresentante le possibilità di non manifestazione nonché le stesse possibilità di manifestazione allo stato non manifestato, di tal che il pavimento nella sua interezza diventerà un’immagine della Possibilità universale (contenente, vale a dire, tutte le possibilità, quelle di manifestazione e quelle di non manifestazione), consentendo, simbolicamente, alla Loggia un’apertura veramente metafisica.

L’essenza e la sostanza sono rispettivamente il principio attivo (quadrato bianco) rappresentato come maschile e il principio passivo (quadrato nero), rappresentato come femminile, di tutta la manifestazione, l’essenza contenendo in sé le possibilità, le potenze che, in moltitudine indefinita, si svilupperanno in modalità, cui è la sostanza ad offrire il supporto per così dire”materiale”, plastico, fermo restando che la loro opposizione non è affatto irriducibile, risultando entrambi dalla polarizzazione di un Principio comune (lo Spirito delle teologie, talvolta paragonato al Vuoto), che può essere anch’esso essere denominato”Essenza”, ma in un senso superiore rispetto a quello precedente, vale a dire non in quanto correlativo della sostanza, essendo la causa iniziale (indefinibile, inesprimibile, assolutamente informale) di tutto ciò che si dispiega nell’universo, sostanza compresa .

Per meglio capire la natura di essenza e sostanza e la loro interazione, ci si può riferire al rapporto fra l’idea e la scrittura, la prima esiste anche senza la seconda, ma non può fare a meno di essa se deve essere espressa ; viceversa la scrittura non esprimente un ‘idea, sarebbe solo un insieme di segni senza significato ; od anche al rapporto fra l’ inchiostro e le lettere dell’alfabeto, quest’ultime, pur avendo ognuna una sua precisa realtà, non essendo altro che le forme che assume l’inchiostro .

L’essenza è insomma in un rapporto di principialità rispetto alla sostanza, n’è la ragione interiore di ordine intellettuale, conoscitivo ; mentre la sostanza è il supporto materiale dell’essenza, il modo con cui essa può manifestarsi all’esterno (questa funzione della sostanza risulta chiaramente anche da un catechismo massonico La confession d’un maçon (1727) in cui alla domanda : A cosa serve il pavimento a squadra?, si risponde : Al Maestro massone per tracciare al suolo i suoi progetti, in cui il Maestro è l’ipostasi dell’Uomo Universale; ripetesi tuttavia che tale dualità è solo apparente, la sostanza essendo essa stessa una manifestazione dell’essenza come esprime il simbolo della burrificazione del mare della mitologia indù o il rapporto fra inchiostro e scrittura dell’esempio precedente).

Fra le dualità derivanti dalla dualità originaria, una volta che essa è entrata nella corrente delle forme (l’espressione appartiene al taoismo; ricordiamo con Matgioi e Guénon che la forma altro non è che l’apparenza di un limite), vi è quella fra l’”io”, la prima persona, il soggetto, l’interiore (bianco) e il”tu”, tutto ciò che è altro, l’oggetto, l’esteriore (nero), in un rapporto di (apparente) opposizione e limitazione reciproche, in quanto ognuno dal proprio punto di vista è il soggetto e considera l’altro un oggetto diverso da sé, cosa del tutto naturale nel mondo delle forme dove l’essere si presenta come articolato in una pluralità di esistenze (l’insieme dei quadrati bianco – neri), attualizzanti nel corso del loro sviluppo le potenzialità di pertinenza di ognuna (rapporto fra lo yin, principio femminile, potenza, nero, come il buio e la notte, ché essa in sé è imperscrutabile e caotica e lo yang, principio maschile, atto, bianco come la luce del giorno e la conoscenza).

Il Tao – recita un testo taoista– produce l’Uno, l’Uno produce il Due, il Due produce il Tre, il Tre produce tutte le cose. Le cose portano sulle spalle lo Yin e abbracciano lo Yang, ma è grazie al Soffio Vuoto che risultano armoniose”in cui il”Soffio Vuoto”è il principio unitario e informale senza il quale la molteplicità formale non potrebbe manifestarsi e conservarsi.

Una dualità è infatti anche quel rapporto stasi – movimento, che genera le cose facendole apparire dalla indifferenziazione in cui si trovano all’origine, e la cui alternanza, per essere armonica, necessita di un elemento equilibratore che è lo stesso Principio spirituale e informale.

All’opposizione io- tu, soggetto - oggetto è legata quella bene – male (fondante ogni concezione morale), il bene (bianco) essendo l’”io”, il soggetto e il male (nero), ciò che apparendo esteriore, lo limita, il”tu”, l’oggetto; il bene essendo ancora l’ equilibrio fra gli stessi, il male il loro squilibrio.

Garanzia d’equilibrio, come dire dell’ordine senza il quale né la società, né il cosmo stesso potrebbero mantenersi, è l’osservanza della Legge Sacra che è una determinazione normativa della Realtà principiale, così come ne è una determinazione l’esistenza stessa cui la Legge si applica, ed è perciò che il pavimento a scacchi è sovrastato dall’ara dei giuramenti con il libro che tale Legge contiene (non necessariamente quello della rivelazione giudaico – cristiana).

Altre opposizioni (collegate alle precedenti) sono quelle fra libertà e necessità, volontà e destino, ignoranza e conoscenza, in cui libertà, volontà, conoscenza (bianco) stanno dal lato dell’essenza, del soggetto, mentre necessità, destino, ignoranza (nero) stanno dal lato della sostanza, dell’oggetto, di tutto ciò che, in tutto o in parte, per una insufficienza evidentemente del soggetto, sfugge all’atto conoscitivo, e su cui, di conseguenza, non può esercitarsi liberamente la volontà, così che apparirà come ineluttabilità, come destino.

Come nel gioco degli scacchi il giocatore è libero di scegliere la mossa da effettuare, ma ogni mossa comporta una serie di conseguenze, che, di mossa in mossa, limitano sempre più il suo potere di scelta e la sua azione, altrettanto avviene nella vita dove le azioni (anch’esse definite da una forma come gli esseri che le compiono) sono gravide di conseguenze parimenti irreversibili (factum infectum fieri nequit, quel che è fatto è fatto, indietro non si può tornare, è il presupposto oggettivo della responsabilità), ogni effetto essendo causa di un effetto ulteriore, dove la libertà esistente all’inizio della catena causale non ha più possibilità da giocare (o le ha assai minime ed ininfluenti), per cui l’evento che chiude tale catena apparirà come una inevitabile decisione del destino.

Alla scacchiera si riferisce un testo dell’esoterismo musulmano che ne fa il percorso, di casella in casella, secondo un cammino ora diritto, ora tortuoso, che da questo mondo conduce ad Allah, col pericolo di cadere giù e di ritornare al punto di partenza, ma anche con la possibilità di superare certe caselle velocemente, per quattro tipi di essere umani, tutti aventi come denominatore comune la natura animale, ma di cui il primo non pensa mai ad Allah e non esce dalla sua natura materialista ed animale, il secondo che, sia pure occasionalmente e debolmente aspira ad Allah, il terzo, chiamato abd cioè il servitore, che aspira all’altro mondo, il quarto formato da spirituali puri, profeti ecc.

Una curiosità da notare (ma siamo certamente in presenza di una comunanza simbolica) è che nel giuoco degli scacchi il movimento assiale delle”torri", quello diagonale degli”alfieri", quello per salto dei cavalieri, corrisponde alla”marcia”rispettivamente di apprendisti, compagni, maestri; ed il Re che può muoversi come vuole in qualsiasi direzione, non è come i maestri che a modo di essenza indivisa possono collocarsi nel Tempio dove vogliono ?

Il percorso in linea retta, di casella in casella, fa pensare a quello degli esseri non liberati che, di ciclo in ciclo, di esistenza in esistenza, trascorrono attraverso la corrente delle forme a mezzo di una pluralità di nascite (bianco) e morti (nero) in un movimento indefinito ; mentre è il percorso in trasversale (come è il caso dei compagni d’arte e, in parte, anche degli apprendisti) e più ancora per salto (maestri) che segna quella discontinuità, quel passaggio al limite che porta oltre alla corrente delle forme, al di là del movimento, in quel Centro immutabile che n’è la fonte (il centro da cui il Maestro Massone non può errare).

Un richiamo al Centro è presente nello stesso rituale di iniziazione, quando viene messo in mano al recipiendario il compasso con la punta rivolta verso il cuore – simbolo del Centro in quanto sede dell’intuizione intellettuale -, che egli, attualizzando l’iniziazione ricevuta, dovrà poi usare ampliandone progressivamente il raggio, così da tracciare cerchi sempre più ampi, di cui egli stesso è il Centro, abbraccianti tutto ciò che precedentemente appariva come da lui separato e diviso, il”tu”, l’”altro”.

Nel capitolo”Distinzione fondamentale fra il Sé e l’io”dell’”Uomo e il suo divenire secondo il Vedanta”, René Guénon offre alla riflessione lo schema dei vari stadi della realizzazione metafisica, secondo un percorso sempre più centrale : Universale- Individuale – Generale- Particolare- Collettivo – Singolare, in cui, partendo dall’ultimo stadio, abbiamo l’identificazione del singolo col singolare, con l’idea, l’archetipo, la forma eterna ecc. che lo sottende e che traduce su di un certo piano di esistenza l’unità principiale.

Procedendo a ritroso, troviamo poi il”collettivo”, l’archetipo delle collettività (familiari, razziali, di mestiere, ecc. ) nel quale i singoli pur rimanendo ancora distinti non sono più separati, trovandosi in un rapporto armonico con il centro, con una coscienza collettiva con cui in qualche modo si raccordano le coscienze individuali (ne sono simboli il rosone comacino, il pentalfa presentanti entrambi un irraggiamento dal centro verso la periferia e, se vogliamo, lo stesso pavimento a scacchi se lo consideriamo nella sua unità; va ricordato che la separazione fra gli individui dipende dalla presenza della forma corporea, per cui questo tipo di realizzazione presuppone una coscienza non più centrata su di essa).

Che l’iniziazione massonica faccia perno su una forza collettiva di questo tipo sembra indiscutibile ove si pensi alle parole che pronuncia il M. V. quando durante il rito di iniziazione alla Maestria, cerca, senza riuscirvi,di rialzare il Maestro dalla tomba :”Non è così, FF. miei che voi arriverete a rialzare il nostro Maestro. Non vi rammentate che l’Unione fra la forza e senza il concorso degli altri nulla possiamo ?” (la stessa tensione unitiva è presente nei rituali che prevedono la”catena d’unione, dal pregnante valore simbolico:”Che i nostri cuori si avvicinino nello stesso tempo che le nostre mani, che l’Amore fraterno unisca tutti gli anelli di questa Catena formata liberamente da noi. Comprendiamo la grandezza e la bellezza di questo simbolo, ispiriamoci al suo senso profondo. Questa catena ci lega nel tempo come nello spazio; ella ci viene dal passato e tende verso l’avvenire . Per essa noi siamo ricollegati alla linea dei nostri antenati, i nostri Maestri venerati che la formavano ieri; per essa devono unirsi i Massoni di tutti i riti, di tutte le razze di tutti i paesi. Arricchiamola di numerosi e solidi anelli di puro metallo e, levando i nostri animi verso l’Ideale del nostro Ordine, sforziamoci di unire tutti gli uomini per mezzo della Fraternità”).

Risalendo ancora troviamo stati di realizzazione (il”particolare”e”il generale”) di una ampiezza progressivamente maggiore in cui si riassume tutta l’individualità e che segna il compimento dei”piccoli misteri”.

Oltre siamo nell’universale (stati informali, come quelli angelici, possibilità di manifestazione allo stato non manifestato- e quindi l’Essere, il Dio delle religioni -, possibilità di non manifestazione, realizzazione al grado dei”grandi misteri”.

Ecco quanto scriveva . René Guénon in”risposta alle obiezioni tratte dalla pluralità degli esseri” (in”Gli stati molteplici dell'essere”pag. 84, 85 della edizione”Les Editions Vega") :

Per l'essere che è giunto a porsi effettivamente al punto di vista centrale dello stato considerato, ciò che è il solo modo possibile di considerare l'integralità, tutti gli altri punti di vista, più o meno particolari, non importano più per lui in tanto che sono presi distintiva­mente, poiché li ha tutti unificati in questo punto di vista centrale; è quindi nell'unità di questo qui che essi esistono conseguentemente per lui e non più al di fuori di questa unità, poiché l'esistenza della molteplicità fuori dell'unità è puramente illusoria . L'essere che ha realizzato l'integralità di uno stato si è fatto lui stesso centro di questo stato e come tale si può dire che riempie questo stato tutto intero con la propria irradiazione : egli s'assimila tutto ciò che è contenuto, in modo da farne come altrettante modalità di sé stesso

Al pavimento a scacchi, simbolo della molteplicità, corrisponde sulla volta del Tempio il cielo stellato comprendente due distinti elementi simbolici, le stelle, riconducibili più che a quelli enti collettivi sopra accennati, agli stati sovraformali, e, sullo sfondo, il cielo senza stelle, la cui uniformità azzurra sta, chiaramente, a significare l’essenza metafisica, l’unità principiale, meta della realizzazione ascendente, per cui se il pavimento, la terra, segna il punto di partenza della realizzazione, la volta del cielo ne è il punto di arrivo.

La realizzazione cui dà accesso l’iniziazione, tuttavia, per essere completa, deve, alla realizzazione ascendente, aggiungere quella discendente, dal cielo alla terra, dalla volta stellata al pavimento, vale a dire nuovamente dalla unità alla molteplicità

Sennonché, come si rileva dal brano di Guénon sopra riportato, l’essere realizzato che ritorna sulla terra, non è più un elemento della molteplicità, in rapporto di antinomia, opposizione, complementarità ecc. con tutti gli altri elementi, in quanto essi sono divenuti”come altrettante modalità di sé stesso”, dai quali quindi, non è più limitato o necessitato.

Esso è l’ Uomo Universale, Hiram risorto, che, come la famosa incisione rappresentante il Maestro Massone formato dei”materiali della sua Loggia”, tiene la testa nelle sfere celesti, essa stessa avendo la forma del sole, mentre, le gambe, due solide colonne, poggiano sul pavimento a scacchi.

 

Letterature consigliate :

Gli stati molteplici dell’essere”di René Guénon

L’uomo e il suo divenire secondo in Vedanta”di René Guénon

La via metafisica”di Matgioi (Albert de Pouvourville)

Canone taoista

Manual del Aprendiz”di Magister (Aldo Lavagnini), Editorial Kier, Buenos Aires