MASSONERIA



Piero Vitellaro Zuccarello

Gli dei in loggia

 



 

Il tempio massonico è, nel suo insieme, un simbolo del cosmo. Il termine loggia deriva dal sanscrito “loka”, che ha fra i suoi significati: luogo, mondo, comunità, pratica comune: essa è il luogo per eccellenza, la sua lunghezza “va da Occidente  a Oriente, la sua larghezza va dal Settentrione a Mezzogiorno, la sua altezza dal Nadir allo Zenit”1. Essa è coperta dal  cielo stellato, che col sole, la luna e lo zodiaco completa il simbolismo astrale del tempio. In essa sono presenti gli dei.

Sebbene il culto esteriore politeista della tradizione greco-romana si sia estinto, dopo una lunga decadenza che lo aveva ridotto a rozza idolatria, in una data che si fa coincidere con l’editto di Teodosio (380 d. c.), i principi intellettuali che gli dei rappresentavano, siti al di fuori della dimensione temporale, permangono nei simboli del tempio massonico. L’esoterista pone l’equazione fra dei delle tradizioni politeiste scomparse e viventi, attributi divini del linguaggio teologico ed angeli degli exoterismi monoteisti e, secondo la prospettiva non dualista   propria all’esoterismo autentico, ravvisa in essi gli aspetti differenti della divinità unica: non qualcosa di esteriore rispetto a sé, ma degli stati interiori da realizzare. Scrive René Guénon riferendosi a questi ultimi: “In realtà, gli stati di cui parliamo differiscono dallo stato umano più di quanto nessun filosofo dell’occidente moderno abbia mai potuto immaginare, ma tuttavia, e indipendentemente dagli esseri che attualmente li occupano, essi possono essere realizzati da ogni altro essere, e anche da quello che è un essere umano in un altro stato della manifestazione;…. Abbiamo d’altronde già osservato che tutto ciò che si dice teologicamente degli angeli, può essere detto degli stati superiori dell’essere, e analogamente, nel simbolismo astrologico del medio evo i «cieli», e cioè le differenti sfere planetarie e stellari, non solo rappresentano questi stessi stati, ma anche i gradi iniziatici ai quali corrisponde la loro realizzazione; ed ancora nella tradizione indù i Deva e gli Asura rappresentano rispettivamente gli stati superiori ed inferiori rispetto allo stato umano”2.

Il Principio supremo, simbolizzato massonicamente come «Grande Architetto dell’Universo» e anche  come «Uomo Universale»,  in loggia è rappresentato dal triangolo dritto posto a oriente, alle spalle del venerabile, recante inscritto il Tetragramma  ebraico o  «the all seeing eye» (l’Occhio che vede tutto). Questo non è un occhio destro o sinistro, “perché sono in realtà il sole e la luna che corrispondono rispettivamente all’occhio destro o sinistro dell’Uomo Universale, quando quest’ultimo s’identifica con il Macrocosmo. Perché il simbolismo sia del tutto corretto, quest’occhio dovrebbe essere un’occhio ‘frontale’, o ‘centrale’ cioè un ‘terzo occhio’, la cui somiglianza con lo iod colpisce ancor più; ed è effettivamente quel ‘terzo occhio’, che «vede tutto» nella perfetta simultaneità dell’eterno presente.”3.

Vari simboli presenti in loggia rappresentano diversi attributi principiali, riconducibili direttamente o indirettamente a dei del mito greco-romano, come anche di altre tradizioni. Fra essi solamente tre, e cioè le statue di Minerva, Venere ed  Ercole (o anche, come vedremo nel seguito della tavola, Giunone) sono dei del mito classico; altri tre, e cioè il sole, la luna e  il cielo stellato, sono simboli indirettamente riconducibili a dei. Rimane, per completare questo elenco, un importante simbolo-dio non presente nello spazio della loggia ma nel calendario massonico: Giano bifronte, cristianizzato nei due San Giovanni.

 

 

GIANO

 

Le feste massoniche di S. Giovanni Evangelista e di S.Giovanni Battista cadono rispettivamente il 27 dicembre, data prossima al solstizio d’inverno, e il 24 giugno, solstizio d’estate. Nel medesimi  periodi i Collegia Fabrorum , le organizazioni di mestiere romane,  celebravano  la festa di Giano.4

Giano  è il dio delle porte (in latino januae),  che chiude e apre (da ciò gli attributi Clusius –che chiude- e Patulcius  - che apre-); in riferimento al ciclo astronomico annuale  tali porte non sono altro che le porte del solstizio d’inverno e d’estate. Egli come dio che apre è il dio degli inizi: in particolare gli era dedicato il primo mese dell’anno: Januarius. Rappresentato come bifronte (con una testa che guarda verso lo spazio esterno, l’altra verso lo spazio interno, oppure, secondo il simbolismo temporale, una che guarda verso il passato e l’altra verso il futuro), stringe nella destra un bastone e nella sinistra una chiave5. Il simbolismo della chiave e della porta, insieme alla sua funzione di protettore degli inizi, mette il dio in stretto rapporto con l’iniziazione e, in particolare, si può ipotizzare un collegamento con le iniziazioni di mestiere dell’antichità che, come tutte le iniziazioni di mestiere attenevano all’ambito dei ‘piccoli misteri’. E’ anche interessante la sua relazione con la moneta, di cui, secondo la leggenda, avrebbe introdotto l’uso: l’effigie del dio era riportata sulle monete romane, e ciò risulta particolarmente interessante perché nell’antichità la monetazione assumeva un significato spirituale6. Giano avrebbe introdotto anche la pratica della navigazione: ciò rimanda al simbolismo nautico.

 

    

                                                                     

IL SOLE

 

 

Il  simbolo del sole è collocato in loggia in corrispondenza dell’oratore. E’ presente nel sole un elemento di immutabilità che lo rende il riflesso cosmico dell’immutabilità principiale: mentre lo luna si modifica attraverso le sue  fasi, il sole sorge, culmina e tramonta rimanendo sempre uguale a sé stesso. Il sole non muore al tramonto ma ‘scende agli inferi’, con una funzione soteriologica, per risorgere il giorno successivo7.

Fra le numerose divinità solari delle differenti tradizioni, assume un particolare interesse per la massoneria l’Apollo della tradizione greco-romana. “Apollo, nella teologia classica dei greci, rappresenta il sole «risplendente», foibos, che col potere dei suoi raggi può curare e guarire (paieon, asclepios), che col suo occhio lucente scruta le cose occulte ed è perciò il padre della mantica, il dio degli oracoli , nei quali si manifesta attraverso i suoi particolari ministri”8. Questi aspetti, unitamente a quelli di legislatore e interprete delle leggi  -il mito lo pone alle origini della legislazione spartana attraverso Licurgo 9-, rendono più stringenti le connessioni della figura de Apollo con la funzione massonica di  ‘oratore’: qust’ultimo è in loggia il custode della Legge Sacra e la “proiezione” in essa  dei grandi misteri.  Apollo-sole rappresenta l’intelletto immanente: egli ordina il caos uccidendo il serpente cosmico Pitone,  per poi costituire a Delfi il più importante centro spirituale di tutta la Grecia. Prima di compiere tale impresa Apollo era volato su un carro a forma di cigno nel paese degli Iperborei, sede del centro spirituale supremo, da cui era tornato per fondare il centro spirituale secondario delfico10. Apollo era il dio dei Pitagorici, l’organizzazione iniziatica che costituisce la radice più antica della massoneria: il pitagorico Abari, sacerdote iperboreo di Apollo, viaggiava per il mondo sulla freccia d’oro, simbolo dell’intelletto immanente11.           

 

 

LA LUNA

 

 

Se il sole è il riflesso cosmico dell’immutabilità principiale la luna, col suo incessante modificarsi attraverso gli aspetti diversi delle ‘fasi’, è il simbolo del divenire e del mutamento.

Il simbolo della luna si trova in loggia in corrispondenza del segretario. La funzionalità iniziatica del segretario è connessa alla memoria collettiva della loggia, alla quale egli deve dare una “forma”, mediante la redazione di tavole riepilogative. Attraverso questa ‘formalizzazione della memoria’, operata dal segretario, si deve passare per approdare a una nuova fase dei lavori: sia la memoria che l’elaborazione di forme e il “passaggio” rimandano strettamente al complesso simbolismo lunare presente, con poche differenze, in tutte le tradizioni nelle differenti deità lunari, maschili e femminili, come Persefone, Artemide-Diana e il Chandra vedico.

Mircea Eliade rileva giustamente che “La radice indoeuropea più antica relativa agli astri è quella che designa la luna: è la radice ‘me’, che da in sanscrito mami, misuro. La luna è il mezzo di misurazione universale; tutta la terminologia della luna nelle lingue indoeuropee deriva da questa radice…. Il tempo controllato e misurato dalle fasi della luna è , dicevamo, un tempo «vivo», si riferisce sempre a una realtà biocosmica, pioggia o maree, semina o ciclo mestruale. Sotto l’influenza del ritmo lunare si coordina tutta una serie di fenomeni dei  «piani cosmici» più diversi”12. La radice ‘me’, misurare, si amplia in quella sanscrita ‘man’13, avente come principale significato «pensare», e da cui derivano i termini inglesi e tedeschi designanti la luna: ‘moon’ e ‘mond’. Dalla stessa radice deriva il termine latino ‘mens’ e il sanscrito ‘manas’, designanti la mente. Questa indagine etimologica ci consente di stabilire una relazione fra la misurazione, intesa principalmente come misurazione del tempo, l’attività mentale, comprendente il pensiero discorsivo e analitico, e la luna, che in questo senso si contrappone , anche se solo apparentemente, al sole inteso come simbolo dell’intelletto intuitivo e integrativo. Una tale contrapposizione si risolve unitivamente nel simbolo centrale del triangolo luminoso. Il ternario triangolo luminoso-sole-luna trova una stretta corrispondenza in quello delle  Sephirot Kether, Hokmah e Binah della Kabbala.

La luna è un simbolo strettamente connesso alle funzioni individuali: al pensiero che si svolge nella temporalità, alla elaborazione di forme immaginali, alla memoria. Strettamente correlati al simbolismo della luna sono i simboli del divenire ciclico: la spirale, il serpente, le “acque inferiori” delle possibilità formali.

Secondo la tradizione indù alla morte del corpo due sono le vie che può percorrere l’uomo:  l’ignorante, giunto alla sfera della luna, deposito della memoria cosmica e luogo dell’elaborazione delle forme, ricadrà nello stato formale assumendo una nuova forma individuale e percorrendo cosi  «la via dei padri» (pitriyana); l’iniziato che ha raggiunto la conoscenza supererà la sfera della luna e si eleverà da li agli stati sopraformali, percorrendo «la via degli dei » (devayana): in questo caso la luna sarà una “porta d’immortalità”, e questa possibilità superiore è simbolizata dal dio vedico della luna Chandra, che è in stretta relazione con il Soma, la bevanda d’immortalità14.

La concezione di due itinerari diversi  nel post-mortem: l’uno solare percorso dallo gnostico, l’altro lunare percorso dall’ignorante, era ben nota nelle dottrine sapienziali dell’antichità greco-romana: “L’uomo, dice Plutarco, conosce due morti: la prima avviene sulla Terra, presso Demeter, quando il corpo si stacca dal gruppo psyche-nous e torna  polvere (per queso gli ateniesi chiamavano demetrioi i morti); la seconda avviene nella luna, presso Persefone. Quando la  psyche si stacca dal nous ed è riassorbita nella sostanza lunare, l‘anima (psyche) resta nella luna, conservando per un certo tempo i sogni e i ricordi della vita. I giusti si «disseccano» rapidamente; le anime degli ambiziosi, dei volitivi e degli adoratori del proprio corpo sono attirate incessantemente verso la terra e il loro riassorbimento esige un lunghissimo intervallo. Il nous è attirato e accolto dal sole, alla cui sostanza corrisponde la ragione [più correttamente si sarebbe dovuto dire , l’intelletto - N.d.R.]. Il processo della nascita avviene in modo inverso; la luna riceve dal sole il nous,  che, germinando in lei, da origine a un’anima nuova ( psiche)”15.

 

 

IL CIELO STELLATO

 

 

Sui  soffitti delle logge è rappresentato il cielo stellato. Gli attributi del dio del cielo stellato si precisano, ancora meglio che nell’antico dio greco Urano, nel suo corrispondente vedico Varuna; entrambi i  nomi derivano dalla stessa radice indoeuropea ‘var’, «coprire». Nei rituali massonici  la «copertura del tempio», che si effettua all’inizio del rituale, è la prima delimitazione dello spazio sacro rispetto al mondo profano.

Gli attributi di Varuna “dai mille occhi” sono la regalità, l’onniscienza, il potere di legare gli uomini aggiogandoli attraverso vincoli sottili e imperscrutabili: gli uomini  temono le «reti» di Varuna16. Varuna  non detiene tanto una regalità intesa in senso temporalistico, quanto i principi della regalità spirituale. Varuna, come dio del cielo e delle piogge è anche associato alle acque17 che, in questo caso, non sono simbolo delle possibilità formali, come le acque del simbolismo collegato alla luna, ma delle possibilità sovraformali18.

 

 

MINERVA, VENERE, ERCOLE

 

 

Gli statuti generali della massoneria scozzese, Oriente di Napoli, 1820, recano: “Le statue di Minerva, Ercole e Venere, rappresentanti la sapienza, la forza e la bellezza, devono vedersi nel massonico tempio19.

René Guénon mette in relazione i tre pilastri del tempio, Saggezza, Bellezza e Forza con le tre ‘shakti’ , o potenze femminili, della Trimurti indù Brahma-Vishnu-Shiva. Secondo l’autore la shakti di Vishnu, la dea Lakshmi, corrisponde alla Bellezza; quella di Brahma, Sarasvati, alla Saggezza; quella di Shiva, Parvati, alla Forza.20

Ciò può apparire sorprendente, ma ad una verifica constatiamo che Sarasvati, madre dei Veda, creatrice della lingua sanscrita, patrona delle arti e delle scienze, presenta gli stessi attributi di saggezza della dea Minerva presente in loggia21; Lakshmi è l’afrodite indiana che, come Venere-Afrodite, nasce dal mare22.

Per quanto attiene a Ercole, notiamo che il suo nome significa ‘la gloria di Era’, ed è in effetti sotto la spinta della persecuzione di Era che Ercole, archetipo dell’iniziato, compie le sue imprese fino alla morte sacrificale e alla trasfigurazione. G. de Castro sostituisce Ercole con Giunone, costituendo una triade composta da Giunone, la potenza; Minerva, la sapienza;  Venere, la beltà23: la stessa triade del «giudizio di Paride», origine della guerra di Troia. Giunone-Era non è solo la dea del matrimonio e delle nascite, ma presenta anche aspetti distruttivi, come quando induce  in Ercole la pazzia24. La shakti di Shiva, Parvati, ha degli attributi amorosi e materni, ma presenta altri due aspetti, quello guerriero di Durga, l’ “Inavvicinabile”, e quello terrifico di Kali, “la Nera”, ornata da una collana di teschi25.

Del resto Shiva, lo sposo di Parvati,  appare come dio della distruzione del mondo manifestato e della “trasformazione”, intesa come passaggio oltre la forma: caratteristiche queste che lo collegano agli aspetti più alti e delicati della realizzazione iniziatica, e che lo pongono in relazione col greco-asiatico Dioniso, il dio del superamento dei limiti umani e della ‘follia’ iniziatica. Dioniso, come dio del ‘trascendimento’, si contrappone apparentemente al dio del ‘limite’ Apollo, ma i due dei, entrambi presenti nel centro iniziatico delfico, si integrano coi loro aspetti in una superiore prospettiva unitaria.

 

 

 

CONCLUSIONI

  

    Come abbiamo visto, la massoneria ha conservato molti  elementi di un patrimonio simbolico antichissimo  ed elevato.  Il che ci consente di dire che, nonostante l’attuale apparente decadenza, essa costituisce ancora una delle forme iniziatiche più vicine, almeno sul piano del  simbolismo, alla Tradizione Unica delle Origini.

 

 

                                                                                                                

 


 


1 Boucher J., La simbologia massonica, ed. Atanòr, pag 81

2 René Guénon, Gli stati molteplici dell’essere,   pag.102-103, ed. Studi Tradizionali, ora ed. Adelphi

3 René Guénon,  I simboli della Scienza sacra, pag 374, ed. Adelphi

4 René Guénon, ibidem, pag. 213. Secondo un’altra tradizione “la maggior parte dei collegia fabrorum avevano quale giorno di  festa le Quinquatrus del 19 marzo in onore della dea dei mestieri Minerva” (Georges Dumézil, La religione romana arcaica, pag. 528-529, ed. Rizzoli ).

5 Nicola Turchi, La religione di Roma antica, ed. Cappelli

6 su quest’ultimo aspetto vedi il capitolo:  “La degenerazione della moneta”   del libro di René Guénon

 Il regno della quantità e i segni dei tempi ed . Adelphi

7 vedi  Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, pag. 139, ed. Boringhieri

8 Nicola Turchi, La religione di Roma antica, ed. Cappelli

9 vedi William K. G. Guthrie, I greci e i loro dei, ed. il Mulino, pag. 222-223

10 vedi Guthhrie, op. cit. pag 93 e seg.; sulla Thule iperborea vedi René Guénon, Il re del mondo, ed. Adelphi, pag. 95- 100

11 vedi Ghutrie, op. cit., cfr. Guénon, I simboli della scienza sacra, ed. Adelphi, pag. 360

12 Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, pag.159

13 vedi P. Scardigli, T.Gervasi, Avviamento all’etimologia inglese e tedesca, ed. Le Monnier, pag. 219

14 cfr.Eliade, Trattato di storia delle religioni, pag. 178; Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, cap. Il «viaggio divino»  dell’essere verso la liberazione, pag. 185-201 ed. Studi Tradizionali, ora ed. Adelphi; per le caratteristiche di Chandra vedi Angelo Morretta, Miti indiani, pag. 55-57. Ed.Longanesi

15 Plutarco, De facie in orbe lunae, cit. in  “Eliade, Trattato di storia delle religioni, pag. 179-180”

16 Eliade, Trattato di storia delle religioni pag. 77-81

17 Eliade op. cit. pag. 76

18 Guénon , L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, pag. 190. Sulla dualità acque superiori-acque inferiori vedi Guénon, Gli stati molteplici dell’essere, cap. “I due caos”,pag.98-100

19 G. De Castro, Il mondo segreto, IV, 160, cit. in “ Arturo Reghini, Considerazioni sul rituale dell’apprendista libero muratore, pag. 49”

20 Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, ed. Adelphi, pag.158

21 vedi Morretta, Miti indiani, pag. 216

22 ibidem pag.219

23 Reghini, Il manuale del’apprendista, pag. 49

24 Robert Graves, I miti greci, pag. 578, ed. Longanesi,

25 Morretta, Miti indiani, pag. 232-234